5 agosto 2012

Il venditore di ghiaccio

Tempo fa ho partecipato con questo racconto ad un concorso di scrittura (arrivando tra i semifinalisti). Non avendo vinto non è stato pubblicato nei Subway. L'ho  ritrovato e quindi ho pensato di pubblicarlo nel blog! Spero vi piaccia! :)


In Sicilia, in una piccola borgata vicino il mare, negli afosi pomeriggi estivi degli anni '40, succedevano solitamente cose magnifiche una di queste era: " il signore che portava il..."<< Ghiaccio, ghiaccio!>> era il grido tipico e abitudinario con il quale il prestante e abbronzato ambulante, soprannominato "ù ghiacciularo", richiamava l'attenzione, giungendo con un carrettino a mano, trasportando blocchi di ghiaccio.
Le persone più benestanti lo abbordavano e in cambio di cinque lire offriva loro una porzione di quel ghiaccio invitante e fresco che permetteva di rendere dissetanti le loro bevande e di mantenere i propri cibi. C'era chi, conoscendo l'orario del suo passaggio, giungeva dai vicoli più lontani. Non c'era tempo per mettere nemmeno le ciabatte o per vestirsi, quasi tutti erano scalzi e c'era chi si presentava all'appuntamento perfino in mutande. Si riconosceva il rumore del carretto che si faceva largo in piazza; si smetteva di fare qualsiasi cosa per arrivare di corsa là dove lui si fermava.
Improvvisamente la strada principale, resa deserta dalla calura estiva, veniva inondata da una miriade di bambini che sgusciavano animatamente e furtivamente dalle proprie case e quindi dal controllo dei genitori. Tutti i bambini erano pronti e attenti attorno al carrettino e da quel momento non ci si poteva più permettere nessuna distrazione. Quando ù ghiacciularo tagliava con martello e scalpello il ghiaccio, per ottenere le giuste dimensioni in base a quanto richiesto, gli sfuggivano una moltitudine di frantumi che si sarebbero sfaldate al suolo se non ci fossero stati i bambini, che velocemente se ne appropriavano, lottando giocosamente l'uno con l'altro, rinfrescando solo per qualche istante il loro palato ma traendone un godimento immenso. Gino reggeva un bicchiere d'acqua ormai bollente con la speranza di poterlo riempire di ghiaccio e potersi dissetare. Carlo, col secchio riempito alla fontana,bagnava gli amici per giungere alla prima postazione. Mariuccia aveva, già prima di cominciare,le trecce bionde scompigliate per la troppa furia che aveva nel farsi largo tra la combriccola dei suoi morosi. C'era chi ormai da anni, soprattutto Francesco, aveva fatto esperienza e aveva calcolato la giusta misura e inclinazione che gli potesse garantire maggiori risultati, infatti come per magia le briciole di ghiaccio finivano puntualmente e direttamente dentro la sua bocca avida e spalancata! Abili erano le bambine che tutto il giorni saltavano la corda, ripetendo allegramente la canzoncina che all'incirca recitava così:<< A bì bo chi sta sotto non lo so, ma ben presto lo saprò, a bì bo>>.
Quando ù ghiacciularo aveva esaurito le richieste, i clienti in fretta e in furia andavano via con i secchi colmi, ma angosciati e inseguiti da ragazzini che ne chiedevano un pò in elemosina. Il venditore si affrettava a tornare sulla sua via, benchè soddisfatto del suo guadagno esausto per aver dovuto tenere a bada quei diavoli infuriati. La combriccola dei bambini però, non andava subito via; restava ancora un pò, sulla macchia umida, che il carrettino inevitabilmente aveva lasciato, a vantarsi delle proprie vittorie e a beffeggiare chi, meno fortunato, non era riuscito nemmeno a prenderne la quantità pari  a un fiocco di neve. C'era chi ancora a mani giunte, teneva una quantità "enorme" di polvere di ghiaccio e si affrettava a correre verso casa con la speranza di farla toccare o assaggiare ai suoi familiari.
Questo succedeva ogni "benedetto" sabato pomeriggio alle tre! Ogni sabato; stessa scena e stessa foga. L'unico bambino che non partecipava a questa festa, era Tommasino, il figlio del venditore che ogni tanto, proprio lui, guidava il carrettino sentendosi importante, quando tutti gli altri bambini lo guardavano ammirati e stupiti. Suscitava le invidie di tutti; era quasi il "padrone dell ghiaccio", colui che poteva averne una quantità illimitata e sicuramente di qualità superiore. Poteva scegliere i pezzi più limpidi e trasparenti nella bottega del padre, non solo per dissetarsi, ma si diceva che addirittura nelle giornate di scirocco, si rinfrescava in una tinozza piena di ghiaccio!
In verità ogni tanto pensava a come sarebbe stato contento: guadagnarsi ciò che aveva sempre avuto, divertendosi con gli amici.
Desiderava portare anche lui un trofeo alla mamma e chissà se non ne avrebbe ricavato un bel bacio affettuoso come quelli che Pinuccia stampava sul viso di suo figlio Marcuzzo, facendolo arrossire proprio tutto. Invece stava lì, quasi sprezzante, sopra al carretto, spettatore della festa altrui, sorridendo tra sè per nascondere la sua profonda tristezza. Avrebbe voluto ottenere la felicità.
Uno di questi pomeriggi, qualcosa di veramente sorprendente ed inaspettato avvenne, come un incantesimo, che spezzò la festosa monotonia; improvvisamente si alzò una voce gaia dalla folla dei bambini, forse fu Stefano il più coraggioso di tutti a gridare: << Vieni giù!>>, e all'istante la guancia di Tommasino si rigò di una lacrima fredda, simbolo del ghiaccio dell'anima che si scioglie!


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